Ludovico Fremont si è raccontato a Bloopers Magazine, svelandoci la vera e fragile essenza del suo personaggio, il rapporto autentico con Matteo Branciamore e un esilarante incidente sul set con Claudio Amendola in Bottiglieria che nessuno aveva mai raccontato prima.
Quando hai ripreso il personaggio, qual è stata la prima cosa che hai deciso di “togliere” al Walter di una volta per far emergere quello di oggi?
Walter era volutamente un cialtrone, nel senso buono della parola. Oggi, insieme agli sceneggiatori, abbiamo deciso di mostrare quello che è di fatto Walter, pur mantenendo il suo lato leggero, e di riportare un po’ a galla le occasioni perse nella vita rendendolo più umano. Non abbiamo ripulito troppo Walter, altrimenti avremmo tradito il personaggio. Era giusto riportare un peso emotivo diverso quest’anno; è giusto che sia meno leggero e che faccia più riflettere.
Secondo te qual è la ferita più grande che si porta dietro? Non quella evidente nella trama, ma quella più nascosta
La ferita più grande di Walter, secondo me, è il fatto che abbia cercato sempre di far ridere gli altri. Non è mai stato preso sul serio fino in fondo. Walter ricopre quella fascia di persone che hanno davvero bisogno di amore, ma lo ha nascosto sempre dietro a una battuta. È il personaggio più fragile, secondo me. Walter incarna un po’ tutte le paure di tutti quanti. Nell’appuntamento di ieri ha affrontato le sue paure pur rimanendo sempre Walter.

Il rapporto con Marco è sempre stato uno dei punti più riconoscibili della serie. In questo ritorno, però, Walter non è più solo lo specchio comico o leggero dell’amico: a tratti sembra quasi il suo contrario morale. Tu hai interpretato Walter cercando di difenderlo, anche quando rischia di fare scelte discutibili?
Con Matteo Branciamore non abbiamo mai lavorato fuori dal set e ogni tanto glielo rimprovero perché, nonostante tante cose, ha grandi idee. È una persona con la quale sono riuscito a entrare sempre in una certa sintonia. È molto empatico, non sembrava fossero passati così tanti anni dall’ultimo ciak insieme. Walter è leale, questa cosa ci accomuna. Non so se la leggerezza possa essere un modo per nascondere i propri problemi agli altri. Mi piacerebbe avere la leggerezza di Walter, ma lui è più bravo di me.
C’è una cosa molto delicata nel riportare in scena un personaggio amato dopo tanti anni: il pubblico vuole ritrovarlo uguale, ma se resta uguale diventa falso. Qual è stato il dettaglio, magari anche piccolo, che ti ha fatto capire: “Ok, questo è ancora Walter, ma non è più il Walter di prima”?
Il lavoro da fare su Walter non era identico a prima, altrimenti sarebbe stato un museo della nostalgia. La sfida era riportare la maturità di una persona adulta.
Per il nostro pubblico, che ama i retroscena, ti chiediamo una cosa precisa: c’è un momento inedito, un dettaglio di set, una scena, un gesto improvvisato o un piccolo incidente di questa stagione o dell’intera serie che secondo te racconta davvero lo spirito de I Cesaroni, ma che il pubblico non conosce?
Eravamo in bottiglieria e Claudio Amendola stava spiegando come avrebbe voluto girare una scena. Io ero al bancone e, mentre mi spiegava, stavo indietreggiando senza ricordarmi che c’era un gradino e ci sono caduto. Sono completamente sparito dall’inquadratura! Dopo il ciak Lucia Ocone e Claudio Amendola ridevano come pazzi, ne combinavano di ogni. Non ho mai visto Claudio ridere così tanto. La prima volta che siamo andati a vedere il set dopo tutti questi anni è stato commovente.
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Photos: Simone Paccini
Publicist: MPunto Comunicazione
